mercoledì , 20 Marzo 2019
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Daredevil 3: Ritorno alle origini per l’eroe di Hell’s Kitchen – Recensione

Difficile fare recensioni di Daredevil. Lo è sempre. Non perché manchi il materiale emozionale o gli accadimenti che si susseguono nel corso dei 13 episodi, ma perché esplora gli animi di personaggi che vanno oltre il loro ruolo di eroi, cattivi, buoni e corrotti e mettere nero su bianco l’impatto emozionale non è semplice.

Il bene corrotto dal male.

Quando si prova a rappresentare in poche parole cosa sta alla base di Daredevil 3, può venire facile affermare che è la lotta fra bene e male, fra giusto e sbagliato. Ma se guardiamo la serie da una prospettiva diversa capiamo che è qualcosa di più sottile, qualcosa che ti fa pensare e cioè la visione di un mostro, Fisk, che tenta di essere giusto e quasi ci riesce e i buoni (Matt, Karen, Foggy) che arrivano fino al male estremo, uccidere Fisk, e quasi ci riescono.

Daredevil 3: Wilson Fisk.

Attraverso la lotta per il potere, il controllo si arriva a capire come manipolare le persone e in questo Wilson Fisk (Vincent D’Onofrio) non ha bisogno di maestri. Egli è il perfetto corruttore del bene, il manipolatore degli onesti e va ben oltre la normale figura del Villain.

Ovviamente non poteva bastare la semplice contrapposizione per rendere questa stagione 3 di Daredevil interessante. Occorreva qualcosa di nuovo, contorto, destabilizzante e fuori controllo e questa sorpresa è stata certamente Pointdexter (Wilson Bethel), il futuro Bullseye.

Se fra due poli opposti immetti un elemento disturbante e disturbato che entrambi credono di poter controllare, il risultato sarà qualcosa di grandioso ed è proprio questo il lavoro di Oleson con la sua sceneggiatura: grandiosa.

L’ispirazione del fumetto manipolata perfettamente.

C’era chi temeva una sovrapposizione fra la mitica storia a fumetti firmata da Frank Miller e Daredevil televisivo. Non ho mai pensato che Marvel o Netflix potessero anche solo minimamente pensare di rifare pari pari quella vicenda, mi aspettavo una qualche trasformazione, adattamento .

Quello che invece hanno tirato fuori è qualcosa che esalta al massimo l’originalità pur conservando la radice stessa del fumetto. La caduta e la redenzione di un uomo e di un eroe sono perfettamente rese all’interno di una sceneggiatura che rovescia i canoni del fumetto per arrivare a dire esattamente la stessa cosa, ma in stile televisivo, nel quale le parole , la recitazione è un po’ come le forme dei baloon o le onomatopee: spiegano la storia, gli stati d’animo.

Daredevil 3: Charlie Cox e Deborah Ann Woll.

Oleson è riuscito quindi a tirar fuori dai personaggi che venivano da precedenti stagioni televisive, ciò che era la loro storia fin a quel punto, e tutti i protagonisti hanno potuto avere il loro spazio per dire la loro per raccontarsi per farsi conoscere.

Il fumetto è sempre presente, magari nell’ombra, chi lo ha letto probabilmente avrà avuto la mia stessa sensazione di un qualcosa che è insito nella sceneggiatura ma che comunque non ne fa qualcosa di copiato o non originale. Questo aspetto rende Daredevil 3, forse una delle migliori stagioni in assoluto.

I personaggi principali.

Matt Murdock/Daredevil (Charlie Cox).

Si potrebbe dire che Matt sia un po’ come morto e resuscitato nel corso di questa stagione di Daredevil. Inizialmente viene quasi respinto e rifiutato dal suo alter ego Daredevil. Matt rappresentava un po’ la parte “buona e legittima” della personalità del nostro eroe. Con l’andare della storia e con il coinvolgimento di Foggy e Karen, Matt è tornato, forse l’immagine più emblematica di questo suo ritorno alla vita è la scena della chiesa nella quale Karen tiene fra le sue braccia un Daredevil svenuto in una posa che ricorda la pietà di Michelangelo.

Daredevil 3: Matt Murdock o Daredevil?

Da quel punto si è avvertito forte il fatto che Daredevil non può far morire Matt Murdock e viceversa, essi sono i punti d’equilibrio di una personalità che avrebbe seri problemi di stabilità mentale ed emotiva.

Charlie Cox è stato come al solito sublime nell’interpretare questa tensione, questa lotta interiore fra rabbia e razionalità, fra giustizia e vendetta. Sostenuto da un copione eccellente, Il suo Daredevil meriterebbe un premio per la capacità di esprimere emozioni forti senza poter praticamente usare l’espressività degli occhi e con una mimica facciale ovviamente limitata.

Wilson Fisk/Kingpin (Vincent D’Onofrio).

Serviva ritrovare un Fisk in grande forma, un leader capace di manipolare le persone, che mantenesse intatta la rabbia controllata della sua distorta personalità per dare allo spettatore l’idea che malgrado l’assenza della stagione 2, lui era tornato.

Fisk è ossessionato da due cose: il ritorno di Vanessa e la vendetta contro chi lo ha incastrato. D’Onofrio lo porta sullo schermo con una bravura invidiabile, i gesti studiati, la calma apparente nei gesti, nel suo modo di cucinare, di parlare sono resi perfettamente dall’attore che però fa trasparire in questa apparente flemmaticità, il moto di rabbia che è sottopelle di Fisk, pronto ad esplodere come una Santa Barbara.

Daredevil 3: Wilson Fisk è un manipolatore di persone e di eroi.

Il ritorno di Vanessa è l’apoteosi di Fisk, rappresenta un po’ il suo lato docile e innamorato, lei è l’unica che vuol tenere al sicuro, lontano dal Wilson Fisk rabbioso e vendicativo, ma lei per assurdo gli offre una dimostrazione di amore incondizionato pur nella stortura morale nella quale vivono.

Quando il suo castello crolla, nella spettacolare scena che si svolge nel suo appartamento al Presidential, lui vuol trascinare Daredevil, lo spinge ad ucciderlo, a sporcarsi, a diventare un eroe fallace, un uomo perso e davvero cieco.

L’urlo di dolore di Matt è emblematico di quanto Fisk sia andato vicino a far cadere nel baratro Daredevil. Grande personaggio, Wilson Fisk, reso in modo impressionante da un grandissimo attore.

Karen Page (Deborah Ann Woll).

Devo dire che la scelta di raccontare il passato disturbato di Karen, ha un po’ stravolto il sottoscritto. C’erano state interviste alla Woll circa il fatto che nel nostro tempo, raccontare la perdizione di Karen come nel fumetto, sarebbe stato anacronistico soprattutto per la Karen televisiva.

Allora quei geniacci di showrunner hanno spostato il periodo disturbato di Karen all’età giovanile. Una ragazza persa fra alcol e droga, alla ricerca di una sua strada e costretta dalla scomparsa della madre a sostituirsi ad essa per mantenere in piedi una locanda fatiscente e un padre e un fratello incapaci di sentire il suo grido di aiuto e di dolore.

Daredevil 3: Karen Page e la sua difficile giovinezza.

Come detto in altri luoghi, ho un debole per Deborah Ann Woll, ma cercando di restare nell’ambito della recensione, posso dire che sono rimasto molto sorpreso dal personaggio di Karen. Avevamo intuito dalla prima stagione, che Karen Page fosse una specie di vulcano in stato di quiete e questo flashback ci ha dato tutti gli elementi per comprendere meglio la sua complessa personalità.

La sua devastazione interiore ha dato modo alla Woll di esprimere al meglio le sue doti di attrici che vanno ben al di là della pura bellezza esteriore. La sua Karen è ora qualcosa di davvero completo e questa stagione è riuscita a offrire al pubblico la vera anima del personaggio, che ora conosciamo in modo più completo e compiuto.

Foggy Nelson (Elden Henson).

Anche per quanto riguarda Foggy, possiamo senza dubbio dire che vederlo alle prese con la sua famiglia, con le sue radici, ha avuto un impatto positivo. Lui all’inizio si sente incompleto senza Matt. Sa che le sue scelte di vita lo hanno allontanato, diviso dall’amico e collega, ma ancor di più il fatto di sapere che lui è Daredevil.

Il senso di tradimento è stato presto sostituito dal dolore per la perdita di Matt. Quando lui riemerge dalle macerie per presentarsi, Foggy torna ad essere l’uomo razionale capace di accettare anche il miracolo come qualcosa di utile a fargli ritrovare il suo primordiale entusiasmo per il suo lavoro di avvocato.

Daredevil 3: Foggy Nelson e Ray Nadeem.

Se Karen rappresenta la calma apparente sotto un vulcano emozionale, Foggy è un fiume che può diventare cascata o timido ruscello ma che presto o tardi arriva alla calma di un lago o sfocia nel mare. Proprio grazie al suo personaggio che Daredevil capisce di non poter brutalmente uccidere Fisk, la mente razionale di Foggy è fondamentale per riportare Matt in questo mondo dopo Daredevil.

Benjiamin “Dex” Pointdexter (Wilson Bethel).

Sono rimasto assolutamente sconvolto dalla grande bravura di Wilson Bethel. Forse perché il mio ricordo di lui era fermo al personaggio un po’ svagato e leggero di Wade Kinsella in Hart of Dixie.

Qui l’attore classe 84, sfodera una prova davvero incredibile per rendere in modo leggibile e credibile, l’immagine dello psicopatico che prova piacere nell’uccidere, che Fisk stesso alla fine non riesce a controllare, non riesce a sostituirsi alla sua stella polare.

Daredevil 3: Non basta un costume a fare un eroe.

Il ronzio continuo nella sua testa è il perfetto sottofondo ai pensieri di una mente malata che fa però della precisione, della fredda esecuzione, il suo lato perversamente migliore. Sostituirsi a Daredevil per commettere atrocità è anche il segnale che la serie alla fine vuol darci e cioè che non basta un costume a fare l’eroe. L’eroe può anche essere nudo, non avere segni esteriori perché si è eroi dentro e il confine per chi pensa di poter essere nel giusto o al di sopra della legge a volte può sconfinare nell’onnipotenza o nella malattia psichiatrica.

A pagina 2 l’analisi finale della stagione e la nostra valutazione di Daredevil!

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