The Walking Dead 9 incorre a un quarto di stagione con un nuovo,  importante salto temporale. Ecco la nostra recensione della puntata “Cosa c’è dopo”.

Nella scorsa puntata abbiamo visto Maggie (Lauren Cohan) dirigersi verso Alexandria per  di giustiziare Negan (Jeffrey Dean Morgan), mentre Daryl (Norman Reedus) ostacola Rick (Andrew Lincoln) nel suo proposito di fermarla. Il tutto conduce il protagonista di The Walking Dead ad una situazione alquanto difficile… Gravemente ferito, è circondato da un’orda di zombie. Dall’altra parte, c’è Anne (Pollyanna McIntosh) che ha risparmiato Gabriel (Seth Gilliam) e adesso deve andarsene. Ma dove?

The Walking Dead 9×05 | Recensione

Questa puntata di The Walking Dead 9 vorrebbe ribaltare le nostre aspettative, ma in realtà non ci sorprende più di tanto. Da una parte Maggie decide di non uccidere Negan, dal momento che lo vede così straziato per la sua defunta moglie che lo considera “Peggio che morto” e quindi dal suo punto di vista giustizia è stata fatta. Dall’altra Rick non muore, ma viene prelevato dal misterioso elicottero: è con questi che Anne era in contatto.

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Per chi non ha letto i fumetti è meglio fare i vaghi: ma è possibile che Rick a questo punto prenda il posto di una persona molto cara a Michonne (Danai Gurira) che questa ritrova in determinate circostanze nei recenti albi dei fumetti? In ogni caso è chiaro: Andrew Lincoln non ci ha veramente lasciati. Si prende semplicemente una pausa e, con l’occasione, abdica dal suo ruolo di protagonista. Che forse viene ereditato direttamente da una Judith cresciuta – sempre molto giovane. Alla fine della puntata, difatti, c’è un massiccio salto temporale. Di nuovo. Come se fosse un midseason dentro il midseason.

Maggie sembra dominata da una furia omicida, risultato di un accumularsi di tensione repressa dentro di sé: Negan è un sassolino bello grosso dentro la scarpa da togliersi assolutamente. Lo vede, però, nella sua stessa condizione: c’è quindi un processo di immedesimazione tra i due personaggi, in qualche modo. Prima Michonne, adesso anche lei. Privato di qualsiasi motivo per essere spavaldo questo personaggio si sta rivelando molto più simile e vicino ai “buoni” e questo tornerà in seguito. Maggie, dal canto suo, si rende conto che dall’altra parte c’è qualcuno che sta soffrendo come soffre lei: conoscendo l’agonia della propria pena, si rende sostanzialmente conto che gli farebbe un enorme favore se ponesse fine alla sua vita e non ci sta.

La recensione continua nella pagina seguente…

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Valentina Albora

Laureata in Astronomia e Astrofisica, appassionata di cinema che adora scrivere. Caporedattrice della sezione di cinema di Talky! Media.

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